“... Nel silenzio delle vette,
Egli si manifesta dall'alto ... ”
28 Luglio 2006
Fotografie partenza di Benedetto XVI
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26 Luglio 2006
Fotografie Angelus a Les Combes
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24 Luglio 2006
Fotografie celebrazione Vespri Aosta
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19 Luglio 2006
Fotografie Angelus a Romano Canavese
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13 Luglio 2006
Fotografie dell'arrivo di Benedetto XVI a Les Combes
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24/07/2006
da Introd, Salvatore Mazza
C'è una frase, bellissima e rivelatrice, nella lunga dichiarazione fatta da Benedetto XVI venerdì sera. Rientrava da una delle passeggiate, breve come tutte quelle di quest’anno, in una località, ha detto, «bellissima». «E proprio vedendo questa bellezza che mi dà il Signore, questa pace – ha aggiunto – mi colpisce tanto più la sofferenza di tanti altri fratelli». Una frase che dice molto, se non tutto, di come il Papa viva questi giorni di tensione internazionale. Per quello che dice e, anche, per il contesto in cui è stata pronunciata. Era venerdì sera e, sulla strada che sale verso Les Combes, gli agenti della sicurezza avevano pregato i giornalisti come sempre appostati ad attenderlo di mettersi da un lato: «Oggi il Papa non parlerà». Papa Ratzinger è arrivato, è sceso dalla macchina, e si è invece diretto immediatamente verso i microfoni. Tornando, una volta di più, a vuotare quasi letteralmente il proprio cuore dall’angoscia per le ore terribili che sta vivendo il Medio Oriente. E ripetendo ancora: «Preghiamo».
Per tre volte, in queste due settimane valdostane, Benedetto XVI ha lasciato il suo chalet di Les Combes. E per tre volte, lasciando da parte il fortissimo appello pubblico all’Angelus di domenica scorsa, ha cercato i giornalisti, quasi facendo violenza alla sua timidezza, per lanciare la sua accorata invocazione alla pace, al dialogo. E, sempre, alla preghiera, la più forte delle armi dei disarmati. Rivelandosi così quasi fisicamente incapace di stare lontano dai drammi di un mondo sofferente. Stando quassù sono mille gli indizi che denunciano questo continuo protendersi del pastore verso il suo gregge. Il suo chiedere insistente alle carmelitane di Quart, alle benedettine di Chateau Verdan, e ai canonici del Colle del Gran San Bernando: «Pregate per la pace». I suoi occhi levati al cielo, annegati in un volto quasi contorto dal dolore, quando domenica scorsa il vescovo di Aosta, monsignor Giuseppe Anfossi accogliendolo all’inizio dell’Angelus ha accennato per primo alla tragedia del Medio Oriente.
E ancora le sue telefonate – ne ha parlato lui stesso – in tutto il Medio Oriente, raggiungendo i vescovi dell’area, ascoltando e dando la sua parola di conforto. E accanto agli indizi, i sussurri. Le voci di chi gli sta vicino, che aprono piccole fessure nel muro di riservatezza che, quassù forse persino più che in Vaticano, circonda le giornate di Benedetto XVI. Voci che parlano di un Papa che pretende un aggiornamento quasi in tempo reale su quello che succede, in costante contatto con tutti i suoi collaboratori, che chiede a Cor Unum di «mettersi in moto immediatamente», perché le parole e gli inviti, gli appelli e le sollecitazioni, non bastano, ma «serve l’esempio».
Non a caso il Papa ha affermato che «il nostro obiettivo è semplicemente la pace. Aiutiamo e facciamo tutto quanto per la pace... e noi lo facciamo aiutando con la preghiera e con le forze della Chiesa che sono presenti nel Libano». Perché se la Giornata di preghiera e penitenza convocata per domani è «un invito a tutti, a chi può e vuole pregare», e «naturalmente» anche «ai musulmani e agli ebrei», l’esortazione a «fare» vuole dare la cifra di come i cristiani vogliano essere vicini a tutti, quasi a inaugurare una nuova stagione di dialogo che parte "dal basso", dalle cose concrete, dalla mano del samaritano che, al viandante bastonato, non chiede i documenti ma offre amore, senza condizioni. Qualcosa di molto distante, agli antipodi, insomma, da quella situazione «distaccata», di quel Papa «solo» e «lontano», privo «di una visione diplomatica», che qualcuno ha voluto malignamente disegnare qualche giorno fa. Al contrario, un muoversi – con il suo stile, ovvio – dentro i fatti con la concretezza di chi non fa distinzioni tra fratelli che soffrono e, a tutti, ha solo da dire di un amore che deve essere più forte di ogni divisione.
Il Benedetto XVI che, a chi gli chiede se la Santa Sede abbia avviato iniziative diplomatiche, risponde: «Penso che sia meglio lasciare questo alle cancellerie... noi non entriamo in politica ma facciamo tutto per la pace», delinea esattamente questo percorso. Di più, cala nella contemporaneità la prospettiva tracciata nella Deus caritas est, dove «l’amore per il prossimo» è indicato come «una strada per incontrare Dio». E, prima ancora di diffonderne il testo, spiega che cosa significhi «Persona umana: cuore della pace», il tema scelto per la prossima Giornata mondiale della Pace, che si celebrerà il primo gennaio del 2007. Perché ogni offesa alla persona, a qualunque, è una minaccia per la pace, e «ogni minaccia alla pace è un’offesa alla verità della persona e di Dio».
Così, forse, Les Combes può sul serio sembrare una specie di Rio Bo in sedicesimo, con le sue casettine dai tetti aguzzi, circondate da un prato appena scosceso, e i larici secolari invece del vigile cipresso. Sul serio può fare l’effetto di un luogo remoto, quasi incantato, lontano dal mondo. Ma può farlo solo a chi è lontano da qui. O a chi vuole sentirsene lontano.
FONTE: AVVENIRE