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Introd: il paese amato dai Papi

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ISRAELE-LIBANO: PAPA, AL CORRIDOIO SEGUA SUBITO TREGUA. 'DOMENICA EBREI E MUSULMANI PREGHINO CON NOI'

22/07/2006

LES COMBES (AOSTA), 21 LUG - "Penso che sia già un fatto positivo l'apertura di un corridoio umanitario. Speriamo che la tregua segua subito". Benedetto XVI, ancora una volta durante la sua vacanza in Valle d'Aosta, torna a rivolgere il pensiero al conflitto in Israele e Libano. E ai giornalisti incontrati dopo una breve escursione montana fuori da Les Combes, affida i suoi auspici sugli effetti della Giornata di Preghiera indetta per domenica per chiedere a Dio il dono della pace.

"Trovo una grande risonanza in tutto il mondo - rileva il Pontefice -. E' un gesto importante, un gesto davanti a Dio ma percepito anche dagli uomini. Spero anche dai politici". Una giornata aperta "a tutti", sottolinea Benedetto XVI, "a chi può e vuole pregare", ma a cui insieme ai cattolici "sono invitati - aggiunge - soprattutto i musulmani e gli ebrei". Viste le reazioni che lo stesso Ratzinger percepisce dal suo rifugio alpino di Les Combes, "sembra quasi ci si aspettasse un tale gesto".

Il Papa racconta ai cronisti che alla base della Giornata di Preghiera per la pace in Libano ci sono le reiterate richieste di aiuto giunte da parte delle comunità cristiane israeliane e libanesi che in questi giorni lo hanno "implorato", specialmente dal Libano. Così come hanno "implorato il Governo italiano di aiutarle. Noi lo facciamo - sottolinea ancora - aiutando con la preghiera e con le forze della Chiesa presenti" nel Paese dei Cedri.

Quasi a volere sgombrare il campo da equivoci, poi, il Papa evidenzia che "l'azione diplomatica" in questa difficile crisi é lasciata alle cancellerie occidentali e non tanto alla Santa Sede. "Perché noi non entriamo in politica - spiega - anche se facciamo tutto per la pace. Il nostro obiettivo è semplicemente la pace e appoggiamo tutto ciò che può aiutare e condurre alla pace".

Reduce da una "passeggiata bellissima" sugli alpeggi di Sorressamont, contrada di Introd nel territorio del Parco Nazionale del Gran Paradiso, al confine con Rhemes Saint-Georges, il Pontefice non manca di pensare a chi in questi giorni soffre per la guerra. "Proprio vedendo queste bellezze che mi dà il Signore - riflette -, vedendo questa pace, mi colpisce ancora di più la sofferenza di tanti altri".

Prima di rientrare a Les Combes, con la sua veste bianca e gli scarponcini da montagna ai piedi, mentre cominciano a cadere le prime gocce di pioggia, il Papa si ferma a salutare i fedeli che lo hanno atteso, a stringere le mani, ad accarezzare i bambini, a dare la sua benedizione.

Un'ultima notazione, fatta con notevole ironia, riguarda le voci sul libro a cui starebbe lavorando anche durante questa sua vacanza in Valle d'Aosta, riprendendo in mano un vecchio progetto che aveva avviato alcuni anni fa e finora rimasto nel cassetto. Da autorevoli fonti si apprende che si tratta di una sorta di summa teologica sulla figura di Gesù. "Sì, sto cercando di scrivere un libro - ammette il Papa con un gran sorriso - ma è meglio non parlarne. Nei tentativi bisogna essere cauti, perché può anche darsi che non si arrivi alla fine".

FONTE: ANSA

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